Nomine nelle aziende, il gran rifiuto dei grillini

POLITICA ED ENTI. Il Movimento 5 Stelle non avrà propri rappresentanti nelle partecipate

Benciolini: «Non vogliamo poltrone, largo alle persone competenti» Presentata mozione per escludere i «professionisti della politica»

10/06/201
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Gianni Benciolini (M5S) in Consiglio comunale

Mentre a Palazzo Barbieri il sindaco stringe i tempi sulle nomine nelle aziende pubbliche, il Movimento 5 stelle, che ha tre consiglieri comunali, rinuncia ai propri rappresentanti sulle «poltrone» degli enti. «Il sistema attuale», spiega il capogruppo Gianni Benciolini, «concepisce queste nomine come una distribuzione di poltrone più che una scelta di persone competenti, quindi entrare sarebbe come accettare il sistema e tradiremmo i nostri elettori». Su questo punto Benciolini e i suoi si definiscono «intransigenti». Tuttavia, fanno sapere di aver definito «un modus operandi con le altre forze di minoranza in modo che chi entra in un Cda sia la voce di tutta la minoranza. Ovviamente», sottolinea, «deve avere un curriculum adeguato ed essere incensurato. Come consiglieri, poi, possiamo avere accesso agli atti». Intransigenti, ma anche «propositivi» aggiunge però Benciolini che ieri, insieme al consigliere Luca Mantovani, ha presentato una mozione per «una rivisitazione generale del sistema di partecipazione alle società controllate basato su criteri di merito e attraverso un concorso pubblico». E le soluzioni proposte dai «grillini» sono piuttosto drastiche. Innanzitutto, non dovrà far parte dei Cda «chi ha ricoperto incarichi pubblici elettivi e di governo negli ultimi 15 anni e si è candidato nel Comune nello stesso periodo di tempo, inclusa l’ultima tornata elettorale». Inoltre chiedono «un’anagrafe pubblica di eletti, di assessori e degli amministratori degli enti comunali e delle società partecipate che contenga il maggior numero di informazioni possibili e le attività da questi svolte». La mozione chiede infine la riduzione a due mandati per i ruoli amministrativi, il divieto di cumulo delle cariche, la non eleggibilità per i cittadini condannati e l’introduzione di un tetto per gli stipendi dei dirigenti. «Solo per fare un esempio, l’Agsm per poche sedute l’anno», sottolinea il capogruppo, «in un quinquennio ha speso 600mila euro di compensi per il Cda senza contare benefit e rimborsi spesa». E, continua il portavoce del movimento Alessandro Gennari, «si deve dire stop all’autoassegnazione di premi di risultato quando l’azienda è in rosso. Meglio», conclude, «avere due o tre tecnici capaci, come l’ex ministro Gelmini aveva deciso per la governance delle università, scelti in base a curricula e meritocrazia». Infine, i grillini scaligeri denunciano come «aberrante» la modifica dello scorso 15 marzo al regolamento comunale che prevede la decadenza di tutti i rappresentanti del Comune nelle aziende in caso di elezioni. «Pur essendo critici con i criteri di nomina questa regola, che vuol garantire lo spoil system al prossimo sindaco, è contro ogni criterio di progettualità». PIAZZAPULITA. Sulla «corsa alla carega più comoda» interviene anche Daniele Nottegar di Piazzapulita: «Ci sentiamo presi in giro come cittadini da quei consiglieri che, sebbene eletti con 718 e 444 voti (Michele Croce e Mimma Perbellini ndr) non hanno messo piede in Consiglio per non perdere il diritto alla “carega” nei Cda per incompatibilità. E tra un po’ rinuncerà anche un signore che ha preso 1041 preferenze (Massimo Mariotti ndr) per una poltrona meglio retribuita ad Acque Veronesi».

Enrico Santi

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