A finanziarlo doveva pensarci Gheddafi. Ora l’autodromo è a caccia di nuovi fondi.

I contatti stretti nel 2010 con la visita del colonnello a Roma sono stati superati dalla storia. I soci guardano ad Arabia Saudita e Qatar

VERONA – «Sic transit gloria mundi» disse l’ex premier Silvio Berlusconi, per commentare la morte brutale dell’amico Muammar Gheddafi, ucciso un anno fa. Sul concetto di gloria si può certamente discutere, ma è curioso che tra le cose che la fine del dittatore avrebbe fatto «passare» figuri anche un’opera di cui a Verona si è discusso parecchio: l’autodromo di Vigasio e Trevenzuolo, conosciuto anche col nome di Motorcity. Già, perché l’immensa e faraonica infrastruttura, la cui realizzazione da anni viene data come imminente salvo poi essere mestamente rinviata (è notizia di venerdì che la società promotrice abbia aperto un bando per affittare i terreni a uso agricolo anche per tutto il 2013, segno evidente che il cantiere non partirà per almeno un altro anno) doveva essere finanziata nientemeno che dalla Libia del Colonnello Gheddafi. Sia chiaro, contratti firmati non se ne sono mai visti ed è evidente che quando c’è di mezzo un investimento da più di un miliardo e mezzo di euro le parole e le promesse non bastano. Tuttavia, nella calda estate del 2010, quando Gheddafi fu autorizzato a piantare una sontuosa tenda nel centro di Roma e si esibì in curiose iniziative tra cui la conversione all’Islam di tre donne italiane, i contatti tra i soci promotori del progetto (l’emiliana Coopsette e la bresciana Draco) e l’entourage dell’ex dominus della Libia, si fecero fitti e si poté accarezzare il sogno di veder sfrecciare le Ferrari di Alonso e Massa nella campagna veronese, grazie alla «grana» del leader libico.

Storia passata, si può dire, e certamente lo è. Non fosse per un dettaglio: tolto Gheddafi e affermatosi in Libia un nuovo tipo di governo certamente non più intenzionato a portare avanti le iniziative del precedente regime, i soldi per l’autodromo chi li mette? La domanda non è insignificante perché rischia di restare senza risposta. In Italia, infatti, al governo non si può chiedere un euro e alle banche men che meno. All’estero, i soci stanno puntando ai fondi d’investimento più solidi, come quelli di Arabia Saudita e Qatar, e per questo partecipano a fiere immobiliari come il Mipim di Cannes. Di progetti, però, i colossi internazionali della finanza ne esaminano parecchi in ogni angolo del mondo, e non sarà facile convincerli che un autodromo in Veneto (omologato per la Formula1 e il Moto- Gp, ma al momento del tutto estraneo ai circuiti del Grande Circo mediatico e sportivo) sia tra i più vantaggiosi e redditizi. Possono così festeggiare i comitati ambientalisti, che non hanno mai visto di buon occhio la realizzazione di un’opera che si mangerebbe 380 ettari di terreni agricoli: la ricerca di supporter finanziari risulta infatti piuttosto ardua, al punto di far pensare che l’autodromo (immaginato da una legge regionale nel lontano 1999) forse non si farà mai.

La società promotrice, la Autodromo del Veneto spa, ha sempre sottolineato che la pista da Formula1 sarà abbellita con tanto di quel verde che si può dire che l’infrastruttura porterà con sé la creazione di una foresta, ma in realtà ciò che ha sempre spaventato i residenti contrari al progetto (che sono solo una parte della popolazione locale, perché esistono anche comitati favorevoli all’opera, e i sindaci dei Comuni interessati sono grandi sponsor dell’iniziativa) è tutto ciò che dovrebbe circondare l’autodromo in senso stretto: un mega centro commerciale «ispirato allo stile di piazza Erbe», un hotel da mille stanze, un parco divertimenti tematico sull’auto da 50 attrazioni, un parco scientifico e tecnologico esteso su 500 mila metri quadri. Il tutto, si prevede possa catturare qualcosa come 20 milioni di visitatori all’anno, creando lavoro per 10 mila persone. Le carte sono tutte a posto, risolto il nodo viabilità le ruspe potrebbero iniziare a scavare domattina, ma se non si trova un finanziatore dalle spalle belle grosse, capace di anticipare il capitale in attesa del flusso di turisti e appassionati, le campagne tra Vigasio e Trevenzuolo resteranno popolate da piante di mais, girasoli o patate.

Davide Pyriochos, Corriere del Veneto
20 ottobre 2012

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