Bocciate le «unioni di fatto»

ISOLA DELLA SCALA. Dibattito in Consiglio comunale sulle libertà civili e sui tanti cittadini che attendono riforme

Il centrodestra non le vuole:

bocciate le «unioni di fatto»

Mariella Falduto

Gasparella del M5S propone di creare il registro speciale Isola bene comune lo appoggia ma 11 voti stoppano la mozione

Il Consiglio comunale di Isola della Scala durante una votazione FOTO PECORA

Il consiglio comunale dice «no» alle famiglie di fatto. Respinge con undici voti contrari della maggioranza la mozione presentata dal consigliere del Movimento 5 stelle Renzo Gasparella, che ha avuto quattro voti favorevoli con i tre di Isola nostra, che proponeva l´approvazione di un «Regolamento per il riconoscimento delle unioni civili basate su vincoli affettivi». Con la premessa che «la comunità cittadina è caratterizzata dal crescere di forme di legami affettivi che non si concretano nell´istituto del matrimonio e che si denotano per una convivenza stabile e duratura», il regolamento proposto prevedeva il rilascio da parte dell´anagrafe di «un attestato di famiglia anagrafica basata su vincolo affettivo» e la possibilità di richiedere «l´iscrizione al registro delle unioni civili da parte di due persone, di sesso diverso o dello stesso sesso, residenti e coabitanti nel Comune».

La discussione della mozione ha evidenziato posizioni opposte e inconciliabili tra maggioranza e opposizione (assente il consigliere della Lega nord) sull´argomento; nella sua lunga risposta il vicesindaco Tiziano Arcolini ha osservato che «la definizione di unione civile non è altro che la definizione di famiglia anagrafica; eventuali forme di identificazione delle unioni civile basate sul vincolo affettivo non risultano oggetto di certificazione dato che il contenuto delle certificazioni anagrafiche non comprende nessuna specifica in merito alla relazione di parentela e allo stato civile; la certificazione del vincolo affettivo di due persone, nonché l´istituzione di un registro diverso da quello previsto dal vigente regolamento anagrafico, spetta al legislatore».

Michele Casella, consigliere con incarico alle Politiche della famiglia, nel suo intervento ha difeso l´istituto del matrimonio e, definendo la sua «una posizione che parte dall´ordine naturale», ha detto: «Con il termine famiglia, da sempre e in tutte le società del mondo, si intende quella in cui un uomo e una donna si uniscono per generare figli, si assumono la responsabilità nei confronti della società, di edificare un legame stabile, un progetto di vita, per il proprio bene e per quello della comunità. Non può essere accettata la parificazione tra chi si assume la responsabilità di “metter su famiglia” e chi non lo fa».

Chiara Chiappa (Isola nostra), definendo invece la mozione «una proposta di grande civiltà», ha detto che respingerla «è irrispettoso del diritto delle persone di fare scelte diverse» e che «gli episodi di violenza in famiglia sono indicativi del fatto che la famiglia fatta da un uomo e una donna che vogliono fare figli non è esempio e garanzia di amore e rispetto, anzi».

Gasparella è intervenuto per dire che «lo Stato non deve arrogarsi il diritto di decidere come i cittadini devono vivere»; ed avvicinando quanto detto da Casella alle posizioni della chiesa (Casella ha respinto l´osservazione), ha aggiunto: «È semplice trattare a compartimenti stagni il concetto di libertà. Si parla di libertà per esempio a proposito delle scuole cattoliche, perché i cittadini devono essere liberi di scegliere la scuola che vogliono e lo Stato bisogna che paghi; qua invece si chiede semplicemente di acquisire uno “status” davanti alla comunità, ma non c´è più libertà».

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