Stop a capannoni e cemento, ora costruire sarà più difficile

 

La giunta regionale adotta un Piano del Territorio denso di vincoli. In campagna solo ristrutturazioni, in città via allo sviluppo verticale

VENEZIA—Il futuro paesaggistico del nostro Veneto si condensa in una frase pronunciata dal vicepresidente della Regione Marino Zorzato che di lavoro fa anche l’assessore all’Urbanistica: «Se avessi presentato un piano di sviluppo come questo prima della crisi economica mi venivano a prendere a casa ». Il riferimento ovviamente è ai costruttori e all’intero comparto dell’edilizia, perché (forse) gli ambientalisti lo avrebbero invece incensato. La variante 2013 al piano territoriale regionale di coordinamento — quella cosa nota ai tecnici comePtrc— infatti delinea un insieme di strategie che in passato erano inconcepibili per un Nordest che faceva da locomotiva a mezza Italia. Fatto sta che in futuro sarà molto più difficile costruire nuovi capannoni perché edificare strutture o piazzare prefabbricati sui terreni agricoli sarà prima di tutto poco conveniente. «È un piano di sviluppo pensato in prospettiva—continua Zorzato—Quando finalmente ci sarà la ripresa sarà molto più semplice riutilizzare le vecchie strutture industriali dismesse e più difficile consumare nuovo territorio».

L’idea di fondo è quella che l’unico settore in grado di svilupparsi adesso e nel prossimo futuro è quella del turismo che notoriamente preferisce al cemento armato e all’asfalto le distese di vigneti, i parchi naturali e la bellezza paesaggistica. Nel concreto dunque, con la nuova variante adottata dalla Giunta regionale, un caso come quello di Asolo (la discussa nuova edificazione di un’ampia zona agricola) e di tanti altri Comuni non dovrebbe più ripetersi. «Il Ptrc rappresenta lo sviluppo futuro della nostra regione e vuole semplificare la vita dei cittadini e dei sindaci», aggiunge l’assessore ricordando che il nuovo piano è stato ampiamente condiviso con il ministero dei Beni culturali e la Soprintendenza per evitare conflitti tra gli organi dello Stato. In passato (e anche adesso) infatti molti progetti si sono incagliati nei vincoli ministeriali dopo aver passato vari gradi di approvazione da parte degli enti locali. «Così invece i cittadini potranno sapere subito se la loro richiesta andrà in porto o meno con minor sprechi di tempo e maggiori certezze», puntualizza Zorzato. Il nuovo piano — che sostituisce la variante del 2009 al Ptrc del 1992 —divide il Veneto in 14 ambiti paesaggistici («Perché Jesolo, Cortina e il Lago di Garda non hanno gli stessi problemi») per ciascuno dei quali è previsto un regolamento specifico e unforme. Questo faciliterà anche i cittadini che vorranno nei prossimi 60 giorni (a partire dalla pubblicazione del Ptrc sul Bur) presentare le osservazioni. Il Ptrc punta molto anche sui centri urbani. Per diminuire il consumo dei terreni agricoli la Regione spinge per crescere in verticale.

I piani attuativi — ma è ancora presto per parlarne — dovrebbero permettere dunque di modificare i volumi degli edifici a parità di consumo del suolo e le infrastrutture dovranno riflettere lo sviluppo urbano della Regione. Non è quindi un caso se sulle mappe del nuovo piano la Pedemontana è disegnata come cosa fatta e sono ben marcate le linee di collegamento tra Venezia, Padova, Treviso e Vicenza, quella zona che la Regione (in barba alle proposte metropolitane del vicentino Achille Variati e del veronese Flavio Tosi) considera la vera «Città metropolitana del Veneto». A guardare il piano le direttrici dello sviluppo sono comprese tra la nuova Pedemontana e l’A4 tra Vicenza e Venezia, mentre Verona resta un hub importante (ma isolato) sulla Modena Brennero. «Non entro nel merito della questione della Città metropolitana—interviene Zorzato — mi limito a presentare un piano che fotografa lo sviluppo del Veneto e che mostra come Vicenza tenda ad affacciarsi all’area ricompresa tra Venezia, Padova e Treviso ». Il Ptrc mette in luce anche le diverse specializzazioni del territorio puntando sulle eccellenze naturalistiche, sulle città d’arte, sui sistemi di produzione culturale, sulle aree ad intensivo utilizzo agricolo, sui sistemi agroforestali e sull’uso dell’acqua e del sottosuolo. «Il Ptrc è la madre di tutte le carte — conclude Zorzato — dà gli indirizzi a cui attenersi, con una maggiore attenzione rispetto al passato per l’ambiente, il paesaggio e l’uso e la salvaguardia del territorio, anche alla luce di eventi naturali come le alluvioni e i terremoti». Ora non resta che aspettare le osservazioni e vedere se ambientalisti e costruttori sono d’accordo.

Alessio Antonini ,16 aprile 2013  Il Corriere del Veneto.

 

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